Montopoli in Val d'Arno

Marti

Cenni Storici

La prima attestazione documentaria del borgo di Marti risale al 1019 e solo in seguito divenne un importante castello.
A differenza di Montopoli passò ben presto sotto il controllo dei pisani, che ne contesero il possesso con l'importante casata degli Upezzinghi, a cui l'imperatore Federico I e i suoi successori ne avevano confermata l'appartenenza.
Numerose furono le dispute territoriali con il Castello di Montopoli durante il Due e Trecento, finchè i montopolesi riuscirono ad assediarlo nel 1322, anche se poco dopo Marti riacquistò la sua libertà grazie all'intervento delle truppe pisane guidate da Castruccio Castracani.
Conquistato dai fiorentini nel 1406, il castello venne totalmente distrutto da questi ultimi nel 1435 in segno di totale assoggettamento.

Beni Culturali

L'abitato di Marti sorge sulla sommità di un colle compreso tra due torrenti, il Chiecina e il Ricavo. Attualmente niente rimane del castello medioevale, che dovette avere la principale struttura fortificata su un'altura che domina l'abitato e su cui, da foto aerea, si riconoscono i resti di una rocca munita di cassero.

L'apparato difensivo doveva però essere abbastanza articolato, con diverse postazioni di controllo del territorio dislocate intorno al castello, di cui una quasi certamente ubicata sul colle di S. Bartolomeo, chiamato in antico "Rocca" e oggi occupato da case coloniche.

Santa Maria Novella. Chiesa in cotto, costruita nel 1332 per volontà del Pievano Bacciameo da Pisa che ne affidò l'edificazione a un certo mastro Lippi di Castelfranco.
La facciata è spartita in due piani: quello inferiore in origine era articolato in tre portali, mentre quello superiore è diviso da lesene.
Il fronte della chiesa conserva otto bacini ceramici, tutti ascrivibili ad un arco temporale compreso tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento ma di diversa produzione. Uno di questi è identificabile in una produzione arcaica pisana; due sono in produzione fiorentina; due del tipo "graffita arcaica tirrenica", di provenienza ligure; gli ultimi due, i più importanti, del tipo "Pula", d'importazione spagnola.
Il campanile, di forme neogotiche, è invece opera ottocentesca del Bellincioni.
L'interno, a una navata, ha le pareti completamente rivestite da affreschi assai suggestivi, eseguiti in due distinte riprese: quelli situati nella fronte del coro, nel presbiterio e nelle cappelle terminali (a quadrature e con scene dell'Assunta, del Convito di Erode e dell'Ultima cena) furono eseguiti nel 1719 da Anton Domenico Bamberini a spese del pievano della chiesa Giuseppe Panzani; quelli nella navata sono invece da attribuire al pittore Filippo Lenzi che li eseguì nel 1805 su incarico di Antonio Baldovinetti, Operaio della chiesa.
Gli altari posti lungo le pareti della navata sono invece seicenteschi (vi si leggono le date 1622 e 1663): il secondo altare sinistro contiene una tela di Cosimo Rosselli raffigurante S. Pietro che risana lo storpio, databile al 1622. I confessionali in pietra sono del 1722.
In canonica . conservato un bellissimo dipinto raffigurante Cristo Risorto, firmato dal Naldini e datato 1577.
La struttura a laterizio della chiesa e la presenza di ceramiche offre lo spunto per qualche nota di approfondimento in merito.
Una delle attività più importanti del territorio montopolese fu, certamente sin dal medioevo, quella della produzione di laterizi e numerose sono state le fornaci impiantate nella zona. E' infatti il mattone il materiale da costruzione che caratterizza l'edilizia di Montopoli persino nelle sue opere difensive medioevali.
Scarse sono invece le notizie relative alla produzione di ceramiche da mensa: se si può ipotizzare abbastanza ragionevolmente che nel territorio dovettero essere realizzate ceramiche da fuoco o comunque contenitori molto semplici da mensa, . sicuro che a partire dal medioevo fino al secolo scorso, la maggior parte dei recipienti in terracotta decorata dovettero essere importati dal territorio fiorentino e soprattutto dalle fabbriche di Montelupo.



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